Le fontane di Roma

Rubrica Oltre lo studio

 
Credo che nessuna città al mondo possa contare un numero uguale di fontane come Roma. Il poeta Shelley, grande conoscitore dell'abbondanza di acqua per le strade di Roma, diceva: "Bastano le fontane per giustificare un viaggio a Roma". L'acqua e le fontane fanno parte del patrimonio artistico e culturale di Roma e ne sono state sempre un elemento caratteristico. Dai tempi degli antichi romani le autorità alla guida del governo scelsero tale oggetto di arredo urbano per legare il proprio nome ad eterna memoria. Le fontane di Roma sono racchiuse in eleganti cortili, sparse nei parchi di antiche e nobili ville, nelle strade della città o del vaticano, isolate e solitarie in piccoli parchi urbani, nelle piazze. 

 

 

 

Eccone alcune:

 

FONTANA DELL’ACQUA CETOSA

 

 

Zona: Parioli

Autore: Bernini(?) A. Sacchi 1655-1667

Committente: Alessandro VII

Acqua: Cetosa

 

Un luogo immerso nel verde, vicino alla riva sinistra del Tevere, un luogo per incontri romantici, sosta per i viandanti che raggiungevano Roma attraverso la Porta del Popolo e la via Flaminia. L’acqua dal sapore ferruginoso era stata tanto apprezzata dal predecessore di papa Alessandro VII, papa Paolo V. Questi a sua volta aveva fatto costruire una fonte nella cui scritta si decantavano le virtù terapeutiche dell’acqua Cetosa.

La vicinanza con via Flaminia e con la Porta del Popolo, secondo papa Alessandro VII, doveva essere l’elemento in base al quale sviluppare il progetto della fontana: un ninfeo, costituito da un’esedra tripartita (spazio semicircolare) alla cui base partivano tre vasche con le rispettive bocche d’acqua, mentre il coronamento si articolava con un timpano concavo raffigurante l’epigrafe di papa Paolo V. Si pensa che il progetto fosse opera di Andrea Sacchi, che delegò la stesura dei disegni all’architetto Marco Antonio De’ Rossi. Ma entrambi morirono prima che i lavori fossero terminati. Proprio qui si racconta che il principe di Baviera incontrò la bella Maria Anna Florenzi, marchesa perugina, che amò molto nonostante fosse già sposato in patria. Egli fece costruire sul bordo esterno due panchine in pietra, ancora esistenti, con iscrizioni in tedesco e in italiano, e fece anche piantare degli alberi a coronamento. Anche papa Clemente XI, nel 1712, risanò e pulì il luogo, poiché aveva scoperto che durante l’inverno la fonte veniva invasa dal Tevere. Ancora prima dell’interesse di papi e principi, i benefici della fonte erano stati scoperti dai popoli che avevano abitato il luogo in questione. L’acqua era talmente gradita da favorirne il commercio con la nascita del rispettivo mestiere: l’acquarolo. Immersa nell’asfalto, non più circondata da prati, il ninfeo oggi appare abbandonato a se stesso dopo un lungo periodo di inattività perché l’acqua era stata giudicata,dopo tante virtù, inquinata. Ora è alimentata dall’acqua vergine.

  

FONTANA DELLA NINFA EGERIA

 

 

 

Zona: Appio

Autore: sconosciuto (sec. II)

Committente: SPQR

Acqua: Egeria

 

Questo luogo ancora oggi accoglie chi vi si avventura a cercare la fonte della Ninfa Egeria, fuori porta S. Sebastiano, nei pressi della chiesa di S. Urbano, costruita sull’antico tempio di Bacco ra il IX e l’XI secolo, nell’area che apparteneva all’ateniese Erode Attico. Il ninfeo risale al II secolo e doveva essere tappezzato di marmi policromi e decorato con sculture poste nelle nicchie laterali. Una vasca si trovava in fondo alla grande sala e raccoglieva l’acqua proveniente dal vicino fiume Almone che proveniva da alcune bocche poste sotto la grande statua dedicata ad una divinità fluviale, probabilmente l’Almone stesso.

Si racconta che Numa Pompilio si recava nella grotta per ricevere consigli dalla ninfa Egeria. Non si sa se questa ninfa sia esistita davvero, si sostiene che sia un espediente escogitato dal re per imporre le sue leggi al popolo romano. Ovidio invece racconta che Egeria, moglie del re di Numa, si ritirò per il dolore dovuto alla morte di quest’ultimo e che successivamente Diana la trasformò in fontana dalla limpida acqua. Forse è quella di cui rimangono ora pochissime rovine. Abbondante il flusso di freschissima acqua che ancora alimenta la fonte.

 

 

 

FONTANA DELLA DEA DI ROMA

 

 

Zona: Campitelli

Autore: Matteo Bartolani 1588

Committente: Sisto V Peretti

Acqua: Felice

 

Il progetto di Michelangelo per la piazza del Campidoglio fu commissionato da Papa Paolo III. Tutto proprio come oggi, fatta eccezione per la fontana della scala senatoria che non fu prevista da Buonarroti perché all’epoca sul Campidoglio non c’era acqua. Successivamente le autorità romane decisero di far costruire in questo luogo una fontana; a questo scopo venne bandito un concorso. Stranamente, perché sappiamo del duro lavoro che a quell’epoca era quasi esclusivo “dell’architetto delle fontane” Jacopo Della Porta. Si suppone quindi un rifiuto del ‘fontaniere’ che forse non voleva modificare i progetti di Michelangelo per costruire un’opera della quale la piazza non aveva bisogno. Vari artisti risposero al bando; fra tanti vi fu Matteo Bartolani da Castello, già noto per essere stato sostituito da Giovanni Fontana nella costruzione dell’acquedotto per portare l’acqua Felice a Roma e per aver ricostruito il ponte di S. Maria. Nel 1588 Bartolani vinse il concorso con un progetto nel quale apparivano cinque vasche che ricevevano l’acqua che ricadeva da una lupa soprastante con le statue dei fiumi affianco. Ma anche se questo progetto vinse il concorso, non venne mai realizzato. Comunque i lavori furono ben presto iniziati e dopo varie modifiche al disegno, nel 1588 la fontana assunse l’aspetto attuale. Al centro della composizione la Dea Roma sostituì nel 1693 la statua di Minerva.

 

 

FONTANA DI CAMPO ‘DE FIORI

 

 

Zona: Regola – Parione

Autore: Anonimo 1887

Committente: SPQR

Acqua: Paola

 

Un tempo l’intera piazza mancava di pavimentazione: era un prato di fiori limitato da una serie di case. Solo nel Rinascimento la piazza fu destinata a commerci di varia natura, ma anche luogo di esecuzioni capitali e rogo per eretici di cui la statua rappresenta la più celebre vittima. La statua di Giordano Bruno, il famoso eretico, sorge su un punto in cui un tempo si trovava una fontana che avevano fatto costruire per farla sostituire da un’altra. Campo ‘de Fiori si trovò così senza fontana e il comune pensò , nel 1887, di realizzarne una simile alla precedente, ma con una nuova forma: senza coperchio e decentrata verso la cancelleria. La fontana è fatta di una vasca poggiante su un piedistallo, bagnata da un getto d’acqua fuoriuscente da uno zampillo centrale; gli unici elementi di decorazione sono dei maniglioni alternati a formelle decorate in marmo. L’acqua esce di lobi più ampi formando un velo trasparente e riempiendo la vasca ovale sottostante in granito rosato. La fontana è sollevata dal livello stradale da un basamento e da un gradino. La composizione appare unitaria e composta.